Il mio posto

Sono stato a lontano per tanto tempo.

Di ragioni ne avrei a mani piene, alcune sicuramente valide, altre farebbero sganasciare anche un camoscio stitico.

Molto, non tutto, è cominciato quando una persona che era spesso dentro al cancello della discarica, e, che ritenevo potesse entrare a buon diritto, si è rivelato nulla più di un truffatore.

Lì è cominciata una disaffezione per un posto che in fondo ho sempre amato perché è mio. Ma da allora aprire il cancello della discarica non è più stata la stessa cosa. Anzi, anche solo avvicinarmi alla recinzione mi provocava un certo disagio.

Poi tempo dopo ho perso mio padre. Ed è cambiato il mio modo di vedere ciò che mi circonda. Ormai sono più di due anni e mezzo da quanto non c’è più, e provo ad abbracciare chiunque mi capiti a tiro per quanto mi mancano i suoi di abbracci.

Ed ho capito (parola strana usata da me) che il tempo è la cosa più preziosa che abbiamo.

Perché mi sono reso conto che di quanto mi mancassero i (pochi) momenti che riuscivo a passare con lui. Perché ho rimpianto le occasioni per stare insieme che ho perso, e nessuno le può restituire. Perché c’è voluto il tempo per farmi passare le lacrime. Curioso, a me prima di allora non sarebbero bastate 3 cipolle per farmi piangere.

È stato allora che ho iniziato a domandarmi cosa voglio fare del mio tempo. Ho iniziato seriamente a domandarmelo.

E ho iniziato a detestare quando si perde del tempo perché si litiga neanche fossimo in una guerra di posizione alla ricerca di una trincea migliore. Perché si rimugina su qualcosa di medioevale. Perché se si usasse la testa prima certe attività si potrebbero organizzare meglio.

Tutto sommato ho pensato anche che rientrare qui dentro fosse solo una gran perdita di tempo.

Poi per caso ho visto un video di una band di air guitar. E ho ricordato.

Questo posto è la mia discarica. Questo è il mio angolo dei giochi da bambino. Qui posso ancora andare in giro senza ombrello quando piove, solo perché detesto gli ombrelli.

Allora ho ritrovato le chiavi del cancello, forse per vedere se funzionano ancora, forse solo per vedere se qualcuno l’ha occupata.

A proposito non c’è nessuno, neanche un moscerino con il navigatore guasto.

Goodbye My Lover

Torno in discarica per una lettera aperta, anche se ho sempre avuto le chiavi (sono il proprietario, ecchecavolo, vorranno mica levarmela…), da qualche tempo la voglia di passare di qui è stata poca, per svariate ragioni.

Amata Mia,

siamo stati insieme davvero tanto tempo, e ora che ti scrivo per dirti addio, una volta di più capisco che, se i sentimenti sono davvero profondi, anche chi lascia soffre profondamente. Ed è così che mi sento…

Anche se ho sempre trovato il modo di scansare una sensazione simile, ora mi sento proprio un gran bastardo.

Ti ricordi quando ci siamo conosciuti? Io sì! E’stato un pomeriggio di novembre del 1998: ci presentò quella ragazza bionda tanto carina, di cui non mi ricordo più il nome. Per dirla tutta quella prima volta non mi facesti una grande impressione… Decisamente avevo preferito la tua amica… ma non era proprio la ragazza per me.

Però ci siamo rivisti dopo poco, questa volta a “sponsorizzarti” c’era l’altro tuo amico, e stavolta ero proprio cotto… Ci siamo rivisti da soli dopo pochi giorni, ti ho portata a bere qualcosa: tu prendesti una specie di beverone energetico (ne sei sempre stata ghiotta), io una tazza di the, come molte altre volte.

Eravamo tanto cotti l’uno dell’altra che sei praticamente venuta a vivere a casa mia. Anzi, pur con tutta la volontà a coccolarsi il loro bamboccione privato, anche i miei non ci hanno mai visto nulla di strano, gli sembrava normale che fossi sempre con me. Per dirla tutta li ho sentiti mugugnare quando hanno provato a sentire che ero uscito con un’altra… Anche se tu lo sapevi benissimo che non c’era nulla di profondo con le altre, mi avevano solo chiesto di fare compagnia, e nulla di più.

Noi abbiamo condiviso molto di più!
Uscite da soli. Uscite con amici (sempre con i miei però…). Albe e tramonti di tutte le stagioni. Passeggiate sotto il sole a picco, sotto la pioggia, sotto la neve, in mezzo alla nebbia, nell’aria tersa di primavera, tra le foglie cadute dagli alberi d’autunno, in mezzo alla sabbia che si infilava dappertutto, nel fango dove ci impastavamo ad ogni passo… E a me ovunque andassi è sempre piaciuto poterci andare con te. In qualche modo avrei anche voluto portarti tra le nuvole, ma non ci sono mai riuscito.
Abbiamo visto la montagna e il mare. Il fiume e il lago. La collina e la spiaggia. La città e la campagna: e ci è sempre piaciuta di più la seconda, perchè aveva più spazio per i nostri respiri.
Insieme abbiamo appannato i vetri e li abbiamo spannati. Ci siamo lavati, e senza ombrello ci siamo lasciati bagnare dalla pioggia…
Sempre noi due insieme…

Non ti nascondo che negli anni ci sono state anche persone che mi hanno soffiato cattiverie nelle orecchie… Invidiose di quello che noi riuscivamo a condividere. Mi dicevano che potevo, anzi dovevo, ambire a qualcosa di più. A qualcosa di meglio… Ma per me… C’eri TU e basta, e non dovevo neppure pensare a come difenderti da certe malignità. Mi bastava dire che stavo con te!

Ma in più di 14 anni il nostro rapporto è stato messo a dura prova dal logoramento… Da un po’ ho notato che ti piace passare parte del tuo tempo con quel tizio vestito di blu… E ho notato che lui ti tratta con una confidenza che hai sempre riservato solo a me. Ne sono geloso non posso negarlo, ma fosse solo questo sarebbe solo una manifestazione di quanto tengo a te… Ma un tarlo si è insinuato tra di noi, non posso negarlo.

Da tempo tu hai iniziato a bere più, e ciò mi spiazza non poco perchè sei sempre stata morigerata: e anche se qualche bicchiere non sarò certo io a negartelo, mi sembra che tu ora sia diventata decisamente assetata. Poi anche certe tue abitudini sono cambiate e anche mantenerti sta diventando un problema per me… Ti trovo sempre bellissima quando ti osservo mentre mi avvicino a te. E onestamente non avevo dato troppo peso al fatto che da un po’ la tua igiene lascia a desiderare…

Ma, senza neppure che me ne accorgessi, ho iniziato un po’ a guardarmi in giro, senza neppure capire che così ti stavo già tradendo. Poi ho visto l’Altra… Ci ha presentati una mattina di febbraio un tizio che ho appena conosciuto, e come l’ho vista mi è subito piaciuta. E si è lasciata avvicinare… E si è lasciata guardare… Ed è stata seduttiva… E abbiamo deciso di frequentarci… E io con un piede in due scarpe non ci so stare… E … E… E… ho deciso di lasciarti…

Lo so che sembra il solito caso in cui lui, gran bastardo, molla l’amata di sempre, solo perchè sembra “passata”, per andare con la giovincella… Ma anche tu riconosci che è davvero attraente e sa farsi piacere. Di primo acchito avrai detto “Quella smorfiosa… Gli piace tanto perchè è straniera”. Ma sai che non è solo quello, il fatto è che il nostro rapporto si è proprio logorato, e dipendesse solo da me, noi due saremmo stati insieme per sempre… E l’altra ora mi offre tanto di più.

Lo so che non ti consola… ma tu sarai sempre il mio primo vero amore, e questo non ce lo porterà via mai nessuno. Se mi vuoi davvero bene, puoi augurarmi di non rimanere il mio unico amore, ma con quello che ti sto facendo non oso pretendere tanto.

Io non oso immaginare quale sarà il tuo futuro, posso solo augurarti di trovare qualcuno che possa volerti bene almeno quanto te ne ho voluto io. Di meno sarebbe solo crudeltà che non meriti.

Addio
ti ricorderò sempre così come in questa foto…
tuo
Paolino

Adieu

2012 in review

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2012 per questo blog.

Ecco un estratto:

600 people reached the top of Mt. Everest in 2012. This blog got about 4.300 views in 2012. If every person who reached the top of Mt. Everest viewed this blog, it would have taken 7 years to get that many views.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

In bocca al lupo

Non ne so molto di più:

AOAKN HVPKD FNFJU

In bocca al lupo😉

Velocità? – PARTE 2 –

Sì, è il seguito e caso mai volessi farti del male questo è l’antefatto, anzi…

Ancora tu non mi sorprende lo sai
ancora tu ma non dovevamo vederci più?
E come stai? Domanda inutile
Stai come me e ci scappa da ridere.

liberamente tratta dal sior Lucio Battisti

Giusto per rispondere (un minimo di educazione): no, sono ancora qui (non è chiaro se solo fisicamente, anche metafisicamente, etc.) a tediarti. E ora parliamo di come è andata la serata speed date del nostro (come chi è “il nostro“? Allora non sei preparato/a? Fila a leggerti l’antefatto…).

Partiamo dal fatto che a mio SMS di buon augurio (noto anche come “gufata galattica”):

Spero che tu sia partito col piede giusto. Fatto il bidet? Hai messo la cintura di castità o le mutande blu?

Il nostro risponde asciutto:

Domattina ti mando una mail per raccontarti tutto.

Mia risposta indignata:

Eh no cocco bello, cocco fratello, domani sera ti liberi e mi racconti tutto.

Nel suo caso vale il silenzio assenso. Di seguito il suo racconto, cui io ho aggiunto qualche fiore, perchè l’amico anche se in cuor suo è poeta (dialettale, amico intimo di Bob Dylan), in prosa se la cava maluccio. Quindi ho aggiunto un po’ di colore (no, la tinta no) alle sue parole crude (che ti aspetti da uno che indigna i camerieri quando chiede “bistecca cotta al sangue, praticamente cruda. Anzi mi porti in cella. Frigorifera s’intende…“).

Paolino (dopo aver lautamente abbeverato e innaffiato di birra il nostro, per sciogliergli la lingua, stretta a nodo doppio): Non fare l’animale ritroso, comincia a raccontare che sono curioso.

il nostro: Da dove vuoi che cominci?

P: Tanto per fare le cose semplici, facciamo dall’inizio. Come ti sei vestito? A che ora era? Dove era? C’era molta gente? Insomma fa’ conto che mi stai raccontando di essere andato a una cerimonia. Tipo il tuo matrimonio (già finito eh? Che ci vuoi fare è la vita…), la tua laurea (ormai la danno proprio a cani e porci…), e comunque stai tranquillo ti faccio leggere tutto prima di sputtanarti definitivamente (e finalmente) sul blog. Vedrai che ti piacerà (forse…).

N: Ok. Sono uscito un po’ tardi dall’ufficio, saranno state le 8 e mezza più o meno…

P: Stachanovista, se non ci fossi tu, Monti (Python o Full Monty? Boh) si sarebbe già dimesso con disonore.

N: Piantala. Ero un po’ tirato come tempi, visto che la serata speed date iniziava alle 9. Per fortuna non ero lontanissimo. Al massimo un quarto d’ora d’auto e visto il periodo non sarebbe stato un problema parcheggiare.

P: Zozzone, non sei neppure passato da casa per una doccetta… Spero almeno ti sia sciacquato le ascelle col tergivetro. Ma come eri vestito?

N: Hanno inventato il teletrasporto? Come faccio a fare 30 km per arrivare a casa e altri 30 e passa per arrivare al locale in mezz’ora, doccia compresa? Comunque ho apportato alcune sagge modifiche al mio look da ufficio…

P: Cioè? Avevi le mutande leopardate e ti sei presentato in veste California Dream Man?

N: Sì, California di Lesmo… Mi sono rinfrescato un po’ in un ufficio, parfiumato (lui vuole che lo scriva così…) con supporti di fortuna (spero solo non abbia usato un toner), e visto che avevo programmato giornata d’ufficio non ero troppo in tiro da pinguino, ho tirato fuori la polo dai pantaloni, e alzato il colletto… Non prendermi in giro dai…

P: Stai scherzando? E’ un’occasione più unica che rara! Tu in upper collar crime (così ci riferiamo ai fighetti che girano col collo alzato) con la polo? Chissà che bel bocconcino… Per mimetizzarti non era il caso di appiccicarti un tatuaggio finto? Una benda da pirata? Boh, qualcosa del genere. C’è anche qualche foto?

N: Se ci fosse, te la potresti anche scordare. Comunque sono arrivato di fronte al locale, il Gioia69, preciso alle 8.55. E mi sono accodato per la registrazione dell’ingresso, mentre rispondevo agli SMS simpatici come il tuo. In pratica alla registrazione mi hanno chiesto la pecunia… 25 pleuri (probabilmente ha tossito mentre pagava), per un adesivo col numero di identificazione da appiccicare (fiero) al petto, una schedina tipo Totocalcio, una penna bic, un buono consumazione per un drink, e un paio di brochure promozionali.

P: Quindi bollato e numerato come un capo di bestiame? Visto il soggetto non puoi negare che il paragone non ci stia… Un anellone al naso no?

N: Pirla! Tanto per spiegarti, e so che al prossimo ti iscrivi anche tu. Ti iscrivi online alla serata sul sito dell’organizzatore (che mi rifiuto di linkare). Se ci sono posti liberi bene, altrimenti finisci in lista d’attesa con la possibilità di essere ripescato come me. La serata è organizzata per due fasce d’età 23-38 e 35-50.

P: Ti prego dimmi che hai incontrato tua zia.

N: Vai avanti così, che la prossima volta racconto io le tue storiacce; e comunque forse ho visto tua cugina. Comunque, nonostante le tue passioni malsane ero nella fascia “junior”. Per identificare in modo più immediato e gestire il seguito, i  ragazzi hanno tutti un numerino blu, le ragazze rosso. Nel locale separando in due ali le fasce di età vengono numerati i posti a sedere (mi pare da 1 a 25) , a ciascuno del quale viene associata una ragazza con la coincidenza del numero, e che avrà assegnato quel posto per tutta la durata dell’evento.

P: Si vede che hai studiato. Come parli apparecchiato!

N: Son buono e lo prendo per un complimento. Per avviare la serata abbinano ciascun ragazzo alla ragazza con lo stesso numero. Io avevo il 16 e mi hanno fatto cominciare con la 16.

P: Bel numerino da sfigato!

N: Quando andrai tu ti toccherà il -4. Comunque da quando inizi, hai 200 secondi per conversare con la ragazza che hai di fronte. Poi il ragazzo passa alla successiva. Quindi per me la 17, poi la 18, la 19, etc. fino alla 25, dopo la quale riparti dalla 1.

P: Però in matematica vai forte! Gli interi li sai tutti.

N: Tralasciamo. Dopo il “round” con una ragazza segni sulla scheda del Totocalcio (e una volta preferiva il Totip… come cambiano i tempi…) il suo numero, e a fianco ci sono pronte due caselline SI’ e NO. Semplicemente barri se ti piacerebbe rivederla o meno. Lo stesso fa la ragazza. A fine serata tutti consegnano le schede all’organizzatore, che in un paio di giorni dovrebbe fornire ai partecipanti i feed back delle corrispondenze di simpatia.

P: Corrispondenze? Feed back? Scheda? Da quando parli come un incrocio tra consulente, postino e sistemista del SuperEnalotto?

N: Devo proprio cambiare frequentazioni… Prima di parlare delle conversazioni e delle ragazze: i ragazzi sono un po’ di più. Quindi dopo la 25, io ho atteso qualche turno a vuoto prima di rincominciare dalla 1. Poco male: ho fatto i compiti, recuperando un po’ di compilazione della scheda che non avevo fatto per tempo. Poi c’era anche qualche buco: cioè delle ragazze non si sono presentate. Fa’ conto che complessivamente io ne ho conosciute quindici-sedici (ho beccato un paio di buchi).
Hanno inserito anche una pausa. Giusto per rifiatare. Il quarto d’ora accademico (Bei tempi… E anche il nostro guardava al cielo mentre lo diceva).

P: Sì va bene, ma dammi qualcosa di succoso. Per il mio auditorio maschile “c’era gnocca?”. Per animi più sensibili “hai conosciuto qualche persona speciale?”. Di cosa avete parlato in 200 secondi? Dai ti conosco da una vita, e so i tuoi approcci a memoria. L’ultima volta ti ho sentito chiedere ad una ragazza in discoteca che ordinava un cuba-libre: “Ti piace il Nesquick?”

N: Sei proprio un animale banale (lo dicevo che è un poeta inside, visto che rima!). Ti dai una svegliata Zio! La tua ultima ex (durata pochissimo in carica) hai impiegato 6 mesi ad approcciarla… Non hai molto tempo, hai poco più di 3 minuti. Ti presenti. Tutto bene? Come mai allo speed date? Prima volta? Che lavoro fai? Dai indovina quanti anni ho? (Agghindato come ieri sera sembravo pure giovanile) Che lavoro fai? Ti piace? Vacanze? Sdeng ecco l’organizzatore che va al microfono e dice “Cambio” come un dj scadente in una balera da spiaggia romagnola.

P: Non raccolgo sulla mia ultima ex. Ho dei magnifici ricordi di quella ragazza (forse lei un po’ meno…).

N: Comunque l’approccio che devi avere per una serata di questo tipo è: passo un paio d’ore diverse dal solito, e inizio a conoscere un po’ di persone nuove. Non vado a pensare  di cuccare. Ma che parlo a fare con te? Ieri sera avrai scavato ancora di più la tua sagoma nel divano mentre rigavi il DVD dei Goonies, inzuppando il fazzoletto per la commozione e abbuffandoti di gelato.

P: Non sapevo avessi acquistato poteri paranormali di veggenza…

N: Conosco i miei polli e le mie pecore, decidi tu a quale gruppo appartieni. Comunque per rispondere ad una delle tue tante domande: sì alcune ragazze erano anche carine. Un paio davvero notevoli. Diverse molto simpatiche. Fa’ conto che ho chiuso la mia scheda con 5 SI’ basandomi più che altro sulla simpatia provata nel breve incontro. In 3 minuti non hai tempo di renderti conto delle opinioni su Kierkegaard…

P: Che romanticone! Hai pucciato il biscotto?

N: No, c’era il buffet, ho preferito le tartine salate (fregato, certe volte mi sorprende!). Per ora non ho la più pallida idea di corrispondenza ai SI’ da parte delle ragazze. Ma ti dirò, non mi preoccupa più di tanto. Nel complesso mi sono divertito, in gran parte le ragazze erano simpatiche, e avevano voglia di ridere. Tanto mi bastava, onestamente mi sentirei in imbarazzo a ricontattare qualche ragazza attaccando con: “Ciao ci siamo visti allo speed date”.

P: Qualche incontro particolare?

N: Cos’è? Vuoi i codici fiscali? Ho conosciuto due ragazze cinesi (trattate come freak dall’organizzatore), che studiano in Italia, due brasiliane che vivono a Milano da anni (simpaticissime). Conosco la tua domanda successiva: No, non erano trans. Maledetto deviato, erotomane, pornografo, perverso che non sei altro. Poi ho conosciuto un’avvocatessa. Una ragazza che lavora in uno studio di architettura. Una bancaria. Una che faceva il mio stesso lavoro. Etc.

P: Sei proprio workaholic! Hai parlato solo di lavoro?

N: Era un modo per tenere viva la conversazione. Vivono quasi tutte a Milano e affascinate dalla provenienza brianzola, manco fossi un avventuriero del Congo belga. Abbiamo parlato anche di vacanze. Tutte quante con pochissimi progetti, improvviseranno qualcosa last minute. Tu sfigato stai a casa a riordinare vero?

P: Per forza tu non mi aiuti. Mi fai sapere dei feed back? Ammesso che tu ne riceva di positivi…

N: Neanche se mi preghi in un dialetto ugro-finnico… Ah dimenticavo a fine serata estraevano anche buoni sconto per una vacanza sponsorizzata dall’organizzatore, che da quel che ho capito è un’agenzia viaggi… Anzi il mega-premio era una crociera di una settimana nel Mediterraneo partenza il primo agosto da Civitavecchia. Ovviamente non ho vinto…

P: Ti pareva… Ma che fai pensi di andare altre volte?

N: Ieri sera ho conosciuto persone (anche tra i ragazzi in attesa di riprendere il giro) che avevano provato più volte. Io onestamente credo di no. Mi sono divertito, però volevo una serata diversa e sapevi che volevo levarmi la curiosità. Adesso mi sento soddisfatto.

P: Come dopo la lauta cagata del mattino? Sai che dopo il bagno è dichiarato ufficialmente come zona di guerra?

N: Guarda spero proprio che tu ti iscriva ad uno dei prossimi speed date. E farò carte false per presenziare.

Ovviamente alcuni commenti sulle ragazze incontrate sono off-records, e restano nella confidenza tra amici. Neanche io avrei il coraggio di proporli (e di sfidare denunce per diffamazione) per conto del nostro.

Non giudicatelo troppo negativamente. Non lo faccio neppure io, non andava a cercare l’amore di una vita; semplicemente ha partecipato ad una serata diversa dal solito, iniziando a conoscere un po’ di persone al di fuori della sua cerchia usuale, senza false speranze di andare oltre una conoscenza superficiale della persona che aveva di fronte nei pochi minuti concessi. Ha riconosciuto che era una serata di assaggi: mi piace, ok prendo la confezione maxi; leggo la sottocoperta del libro, mi piace, lo compro/prendo a prestito/rubo/etc.; provo l’auto dal concessionario, mi piace, ok mi faccia il pieno che gliela porto via; e simili. Se sono scattate le rispettive simpatie saranno agevolati a rivedersi di nuovo, altrimenti si respira comunque (nonostante il caldo che mi fa pezzare come niente).

E’ un figlio dei nostri tempi. Deve andare veloce, anche se non gli piace correre (lo fa solo quando gli scappa e deve andare in fretta in bagno). Si arrangia come può con le briciole di battiti di elettroni che il suo orologio gli concede. Io gli sono amico e per il momento il meglio che mi sento di fare è dedicargli una canzone.

Nel caso ci sono anche reportage un po’ più professionali di serate simili (nel caso fossi interessato/a vedi qui).

Bionda!

Qualche sera fa mentre rientravo (prima che arrivassero i temporali, la maga Circe, i proci, etc.), c’era un bel tramonto, un’arietta lieve e calda, quelle sere d’estate che inconsciamente ti fanno annusare l’aria…

Così per caso volto la testa e vedo lei, in mezzo a tante altre come lei, ma mi fisso su di lei…

Inutile negare che le forme belle tonde e piene rendessero la vista più attrattiva. E poi quei colori: bionda, biondissima, e di un’abbronzatura bellissima… E quell’apparenza fresca, anche quel profumo forte che emanava… Non so descrivere del tutto cosa provassi in quel momento. Neppure riesco a paragonarla a qualcosa d’altro. E a me sono sempre piaciute le more… Forse la storia per cui gli uomini preferiscono le bionde allora è vera?

Inutile negare che fosse anche vestita poco, per tutta soddisfazione dei miei ormoni. Tutti in botta (sì, più del solito)… Poi così discinta… Praticamente aveva solo un filo addosso… Poi lì a prendere l’ultimo sole del giorno, lei già abbronzata… E il profumo, quel profumo è stato tutto per me!

A me è venuto spontaneo iniziare a fischiettare…

Ok, potevo risparmiarmela, però Heart of glass dei Blondie lì per lì (per chi se lo domandasse, lì per lì = lì al quadrato) non mi veniva…

Per tutti/e gli/le ubriaconi/e che passano di qui: no, non era la prima birra alla spina della serata! (Altrimenti avrei offerto da bere…)

Ho pensato anche di avvicinarmi. Ho cercato un modo per attaccar bottone, un modo che potesse reggere. Ho pensato che fingere di urtarla per sbaglio fosse una buona idea (dovevo solo urtarla, giusto per scusarmi, senza farla cadere). Poi però mi sono accorto che c’era un altro tizio che le ronzava intorno. E ho desistito.

Per giunta è uno che conosco, anche una persona simpatica, con cui sono sempre andato d’accordo. E poi cosa le avrei detto? Mi piacciono i tuoi colori? Hai un buon profumo? Via non scherziamo…

Però… sono quattro giorni che ogni volta che ripasso di lì alla stessa ora, la cerco ancora.

I lettori minorenni o impressionabili da scene scabrose sono pregati di allontanarsi dalla pagina.

Fantasia: mi piacerebbe proprio accarezzarla, sentire con le mani la sua rotondità. Appoggiare il naso su di lei per riempire le nari del suo profumo…

E’ strano, sono tanto attratto da lei… eppure non ho mai sentito la sua voce, non sono neppure sicuro del colore dei suoi occhi (e non aveva gli occhiali da sole), non so neppure cosa le piaccia fare… Diciamo che è solo attrazione fisica da parte mia.

Però ho una sua foto… rubata… (sì la possono vedere anche i bambini…)

bella balla bionda

Esatto! Lei è una Bella Balla Bionda! Per me: BBB!

Altro che Brigitte Bardot (solo due B, scarsa…)! E’ anche molto più affascinante del più basso rating investment grade!

Il problemi sono:

  1. se si bagna (come dopo i temporali di questi giorni), il suo profumo diventa un tantino insopportabile;
  2. il tizio che le ronzava attorno ha il forcone (no, non è il diavolo, è il contadino con cui sono in buoni rapporti da una vita);
  3. al tatto è un po’ ruvidina, anche se quel costumino costituito solo da un filo…
  4. se volessi regalarle un completo intimo, dubito che la B sia la taglia giusta… un aiutino?
  5. il neurone-da-compagnia si sveglia dal suo torpore per porre una domanda fondamentale: “Ma è bionda naturale o ossigenata?
  6. anche se è una balla, non balla (beh evito di pestarle i piedi…);
  7. è vero è una balla, cioè non è una bugia, ma resta una balla. Uffa (& fuffa), è come quando Epimenide da Creta disse: “Tutti i cretesi sono mendaci“. Ma se lo dice un cretese è verità o menzogna?

Per dirla tutta temo che non avremmo granchè di cui parlare, ma come ti rotoli su un prato con BBB non ce n’è altre… a patto di smuoverla…

Dimenticavo: mi piacciono ancora le more. Ma anche i mirtilli, i lamponi, le fragole, le ciliegie, i fichi, le prugne, le mele, le pere, le nocciole, le albicocche, le pesche, i meloni, le angurie, i pomodori, le zucchine, le melanzane, e le birre bionde.

Velocità? – PARTE 1 –

Ecco, ci siamo… Concentrati… Velocità, sono pura velocità. Un vincitore, 42 perdenti: i perdenti io me li mangio a colazione. Colazione? Forse avrei dovuto fare colazione, ora mi sentirei meglio… No no no, resta concentrato… Velocità… Sono più che veloce. Sono più che rapido, sono una saetta!

Saetta McQueen

Alla faccia di tanti appelli del genere “prenditi il tuo tempo“, “non c’è fretta“, “non ti stressare“, etc. Quello che conta è la velocità. Velocità nel fare qualcosa. Velocità nell’adattarti a fare qualcosa. Velocità a cambiare se quello che stai facendo non funziona. E così via.

Sì, proprio “via”. Pronti, partenza, via! E chi arriva ultimo è pirla.

Sono proprio cambiate un sacco di cose, una volta viaggiavi con la medaglietta magnetica di San Cristoforo e le foto dei tuoi cari sul cruscotto (che aveva una bella placca metallica, altro che resine e plastica…): “Non correre, pensa a me/noi“. Oggi ormai possiamo prenderci il lusso di non pensare. A nessuno (e la medaglietta non si attacca da nessuna parte perchè mancano le superfici metalliche).

Vale per tutto: abbiamo poco tempo per fare bene il nostro lavoro (molto spesso a discapito della qualità), abbiamo poco tempo per parlare (ti mando una mail, così te la leggi con comodo, anzi ti aggiungo su facebook, a proposito come ti chiami?), abbiamo poco tempo per cucinare e per mangiare (infatti ormai sono in pochi quelli che realmente sanno cucinare, e ancora meno quelli che capiscono cosa mangiano), abbiamo poco tempo per leggere (per questo non arriverai in fondo a questo post), abbiamo poco tempo e basta.

Forse facciamo troppe cose (era del multitasking, e ne portassimo degnamente a compimento uno dei tanti task…), vogliamo farne ancora di più, peccato che se ben ricordo dalle prime lezioni di economia aziendale: il tempo è una risorsa scarsa.

Per alcune attività, se ne abbiamo disponibilità, compriamo il tempo altrui: qualcun altro per noi (lautamente pagato si spera) lavora, cucina, scrive, legge (e sintetizza), parla in nostra vece, etc.

Però… alcune faccende non possiamo delegarle a terzi per quanto bravi, capaci, belli, simpatici, piacevoli, etc. Ad esempio non possiamo chiedere a qualcuno di conoscere qualcuno per noi.

Fu così che una conoscenza comune (chiamiamolo il nostro, per gli aficionados è il bevitore di porto di altre avventure lusitane) ha deciso di abbinare i due aspetti: si iscrisse ad un evento di speed date (una volta tanto mi sento di difenderlo: l’ha fatto soprattutto per curiosità).

In breve, l’obiettivo di uno speed date è di stimolare la conoscenza tra due persone che devono presentarsi l’un l’altra in pochi minuti. In pratica in una serata organizzata si cerca di dare il là all’avvio di nuove relazioni.
Le ragazze sono sedute a n tavoli (una per tavolo in genere). Gli m (solitamente m>n) ragazzi passano da un tavolo all’altro (in supposto ordine), e hanno x minuti (in genere attorno ai 3, altrimenti non finisce più) per conoscere le ragazze. A fine serata, ad entrambi i gruppi è chiesto di compilare delle schede di valutazione di ogni “incontro” e di consegnarle all’organizzatore della serata (capirai al massimo dici il nome, quanti hanni hai, che lavoro fai, mostri la dichiarazione dei redditi, la patente, assicuri una vaga sanità mentale, e speri che non ti scappi un peto, e che non ti puzzi eccessivamente l’alito…).
Laddove c’è gradimento reciproco l’organizzatore mette a disposizione dei due le informazioni di contatto per approfondire la conoscenza.
La critica: ovviamente è una mercificazione della ricerca del partner (o del potenziale), però risponde al bisogno di conoscere qualcuno non avendo il tempo di cercarlo, non giudico oltre.

Un video (da un filmone tra l’altro) forse potrebbe descrivere meglio…

Come detto il nostro decise di iscriversi online all’evento (c’è pure il sito ufficiale italiano, che mi rifiuto di linkare), ben sapendo che si esponeva al cosiddetto sputtanamento worldwide (sempre teorizzato dal nostro, in un particolare momento di filosofia spicciola, molto spicciola, neanche i resti), ma era un po’ in una fase chissenefrega/olavaolaspacca/ilpalloneèrotondo/noncisonopiùlemezzestagioni/ecosìvia

Primo ostacolo: la serata prescelta era già esaurita… Neanche fosse la prima della Scala. Poco male era iscritto in lista d’attesa. E ci fu anche un certo sospiro di sollievo: beh ci ho provato, peccato (bugia estrema), sarà per un’altra volta (altra bugia sempre più estrema).

Ed ecco la mano invisibile che orchestra certi avvenimenti delle nostre vite (anche se non credo al Fato, alla Fortuna o alla Sfortuna, semmai alla causalità): nel pieno di una riunione suona il telefono del nostro.

E’ l’organizzatore dello speed date: “Coccobello s’è liberato un posto per lo speed date di giovedì sera. Vuoi venire?”.

Il nostro nel pallone più completo risponde: “Sì, ok ci sono“. Smorzando un vibrante arrossamento che stava montando per l’imbarazzo, non ha avuto il tempo di scattare fuori dalla sala.
Neanche il tempo di un “no” ragionato. Dopo poco gli arriva anche un SMS di conferma dell’impegno… Come dire “fregato”!

Possibili opzioni considerate dal nostro dopo la telefonata a tradimento (direttamente riportate dal suo pensiero):

  1. vado e amen (speriamo di non fare una figura eccessivamente da cioccolataio)
  2. tiro il pacco (sperando di non centrare nessuno)
  3. mando qualcun altro (sì, bravo, chi mandi?)

Per dare un senso all’impegno preso con la sconosciuta telefonista dell’organizzatore, decide comunque per l’opzione 1. Perplessità del nostro in ordine sparso (sempre riprese dalla sua mente bacata):

  1. dovrei essere puntuale rispetto alla fine della giornata lavorativa? Mi sa che non fa figo arrivare in ritardo…
  2. come mi vesto? Mutande blu? Il bidet lo faccio?
  3. ho solo 200 secondi (sono 3 minuti e 20 secondi se hai bisogno di un aiutino) per conoscere e farmi conoscere da una persona… A me di solito non bastano 3 anni…
  4. quante altre occasioni avrei di giocarmi la mia già inesistente reputazione?
  5. lo dico a qualcuno? (Sì, a Paolino, ahahahahhahahah)
  6. speriamo di conoscere gente simpatica (e imbarazzata quasi quanto me)
  7. speriamo che quelle che io considero simpatiche non mi considerino simpatico, altrimenti ci sentiamo in dovere di ricontattare (oscuro imbarazzo per esserci conosciuti in una situazione così… “aliena”)

Il tutto condito dalla fiera convinzione: “Sto facendo una vaccata. La faccio fino in fondo“. Gravissimo errore.

FINE PRIMA PUNTATA – CONTINUA QUI (lo so ti stai domandando cosa hai fatto di male)

Cose da fare prima di…

Come detto a suo tempo quest’anno non mi sono posto particolari obiettivi o promesse, giusto per non trovarmi in imbarazzo con me stesso (il giudice peggiore in assoluto, visto che a ragione può essere quello più severo) appena mi fossi accorto che non ne avevo rispettato mezzo. Vista la media degli anni precedenti sarebbero bastati 2 o 3 giorni per emettere la sentenza di colpevolezza (L’imputato è colpevole dei reati ascrittigli, e per tale ragione sarà interdetto a tempo indeterminato da qualsivoglia frequentazione del noto ritrovo “da Zio Nicola il Mago della Braciola”).

Ciò non toglie che mi possa porre obiettivi a più lunga scadenza.

Tempo fa, persi tempo, per prendere altro tempo, a qualcosa d’altro che richiedeva tempo, a cui non volevo dedicare tempo. Ma diamo tempo al tempo. E chi ha tempo, non aspetti tempo. Il secondo tempo è certamente il migliore. Nel basket il terzo tempo da più soddisfazione. Nel rugby invece il terzo tempo porta le virtù del luppolo fermentato nel tempo. Ma non perdiamo altro tempo.

Hai mai visto Cose da fare prima dei 30?

Ok, il film è completamente inutile, non perdiamoci molto altro tempo (acc!!!!). Via per completezza diamo spazio al criptico (sai, abbiamo un contratto, è un tipo molto permaloso, e non vorrei giocarmelo per così poco…).

L’opinione del criptico: “Cose da fare prima dei 30” è un film (da serie C e pure in zona retrocessione) per tutti quelli che hanno bisogno di un promemoria per ricordare quello che vogliono fare.
(Messaggio del criptico per Paolino: piantala di farmi recensire film inutili…).

Evitando di dilungarci oltre su certe pietre miliari (scagliate tra capo e collo) della cinematografia mondiale, è comunque il caso di ricordare colui che non è mai citato a sufficienza per ciò che va fatto prima di un evento importante.

Ormai la “scadenza” dei 30 l’ho oltrepassata (senza particolari patemi d’animo, anche se il patè d’animo è una vera e propria leccornia gnam gnam), però prendendomela comoda provo a fissare 10 cose che potrei fare prima dei 40 (in ordine sparso):

  1. fare acquagym con i piranha (non ho detto che devo per forza arrivare tutto intero ai 40)
  2. imparare a cantare la marsigliese a rutti (devo rintracciare il Maestro… http://www.youtube.com/watch?v=DiYfY-Mt1I4 )
  3. organizzarmi con i miei amici per girare il remake di Blair Witch Project nel bosco dietro casa (veniteci a cercare, grazie)
  4. fregare le bretelle a Giuliano Ferrara (e utilizzarle come elastici da fionda, meglio di Wile E. Coyote quando insegue il Road Runner http://www.youtube.com/watch?v=y_wkQBDDgvI )
  5. abbracciare un albero (un cactus o un fico d’India! Mica vorremo scegliere qualcosa di troppo facile)
  6. trascorrere un mese intero senza calze (facciamo gennaio o febbraio?)
  7. giocare a strip poker con Megan Fox (e vincere possibilmente…)
  8. comprare un biglietto di sola andata per la Terra del Fuoco e fare una passeggiata a piedi nudi (da abbinare con la 6…)
  9. fare un salto (con la Punto, una cosa di questo genere: http://www.youtube.com/watch?v=Dxg6IUxCNkg ), poi farne un altro, fare la giravolta, farla un’altra volta, etc.
  10. farmi la barba con il rasoio di Occam (senza tagliarmi), sciogliere il nodo gordiano, tagliare il prosciutto e il melone con Excalibur, ammatassare il filo di Arianna, mangiare la mela di Biancaneve, raccogliere le briciole di Pollicino, bere una tazza di the (sì, grazie con il limone, solo un cucchiaino di zucchero, e una fetta biscottata con marmellata di mirtilli) con Alice, e poi preparare il Bianconiglio in salmì.

Programma impegnativo eh…
Se ne realizzo anche solo un paio, altro che 15 minuti di celebrità alla Warhol (anche se l’obiettivo non è quello), come minimo raggiungerei all’istante il rango di guru (questo guru, non questo, o questo…).

E tu che obiettivi ti senti di porre? Scadenza libera (anche un evento a caso), facciamo 10, ok?
Chi tace acconsente, quindi ok grazie accomodati pure.

Per inciso inizialmente pensavo di fermarmi a 7 (come i nani, anche quelli da giardino, i giorni della settimana, le Virtù, le stelle di Okuto, le Pleiadi, i Sacramenti, i Chakra, i Re di Roma, le piaghe d’Egitto, le arti liberali, le camicie sudate, le sorelle, anche quelle che hanno sposato i 7 fratelli, le Sfere del Drago di Dragon Ball, etc.) ma via proviamo a spremere un po’ le meningi: pare che il succo sia niente male.

Me l’ha detto un carissimo amico. Tal Dott. Lecter, stimatissimo professionista e vero amante del genere umano.

Inoltre anche dieci è significativo: le dita (o i diti? Boh mi informo) delle mani, già anche dei piedi, i piccoli indiani (anche se saranno cresciuti in tutti questi anni), i Comandamenti, il voto più ambito (prima che arrivasse il 10+ del pollo Amadori), piaceva a Pitagora (ho visto che ha cliccato “Mi piace” su facebook), è una bella canzone dei Pearl Jam, è alla base della matematica convenzionalmente più diffusa, e così via (mi sono un po’ stufato anche se preferisco l’arrosto)…

Gente che sale (non scende più nessuno)

Una volta per salire bisognava fare le scale senza molte alternative. E anche socialmente, per i meno altolocati, la vita era (no, niente scatole di cioccolatini) definita come la scala delle galline: corta e piena di pupù (versione blanda).

Poi vennero le scale mobili e gli ascensori. Cui seguirono i guasti alle scale mobili e agli ascensori. E venne il tecnico. E fu sera e fu mattina. E così via.

Però le scale (mobili e non, oltre a quelle di indicizzazione degli stipendi) si possono anche scendere. Invece Daniele Silvestri saliva e basta (gran pezzo tra l’altro).

Però Silvestri faceva tutto da solo, saliva su e stop, da vero arrampicatore (non sociale). Poi finchè è uno che sale e basta, sopra magari c’è anche posto senza che dia noia, basta che non sporchi. Adesso però cominciano ad imbucarsi un po’ in troppi.

Da qualche tempo c’è questa ragazza, Giorgia, che si fa portare su. Pigra! Almeno le scale falle da sola che fa bene alla circolazione! Ci sarà spazio per tutti? Prima che la questione diventi un serio problema demografico, e per par condicio, comunque è il caso di ascoltare lo sfogo (non cutaneo, credo…) di questa ragazza che sale.

Tu mi porti su e poi mi lasci cadere
tu mi porti su e poi mi lasci cadere…

E fin qui verrebbe da dire: hai trovato uno schiavo che ti ha preso in braccio o in spalletta (preferisco), e ti lamenti se prima o poi il poveretto non ce la fa più e ti lascia cadere? Diamine per quanto leggera una rampa di scale il poveretto riuscirà anche a farla, ma oltre… lo stai allenando per un iron man competition? Anche lui avrà diritto di rifiatare. Poi ripeterlo due volte è proprio pedanteria…

Quando t’ho incontrato è scattato il gioco della seduzione
tutti e due a stendere la merce più invitante sul bancone
sguardi sfuggevoli,
pose svenevoli,
fughe in avanti e misti inconvenevoli,
siamo animali sensibili all’odore
e siamo umani in cerca dell’amore…

Un attimo, ho afferrato sono commerciante e compratore! Solo che non ho afferrato chi dei due sia l’uno (azzardo che il restante sia l’altro). Quindi campionario sul bancone (e va bene), promesse di sconti (mai onorate), occhiate promettenti (Ma sì, si troverà bene, vedrà…). Anche un po’ di aromaterapia (feromoni a manetta e via: mi pare che ne regalino a sacchetti con le lampade anti-zanzare, quelle specie di griglie elettrificate luminose, che da spente sono ottimi buffet per lucertole e formichieri). Cosa cercano non l’ho capito…

tu l’hai capito che cos’è che io cercavo qualcuno che ogni attimo mi dicesse brava
tu mi hai attratto ed io mi sono innamorata
e come un 747 sono decollata
sorretta dal tuo sguardo come vento sulle ali
e verso il sole qualche cosa mi diceva sali…
oh sali!
oh sali!

Alt! Ho capito (forse… non vorrei sbilanciarmi troppo). Lui vende biglietti aerei. Fa il bagarino. E sa anche il fatto suo. Non sapevo si riuscisse anche con i biglietti aerei, ma via con la bella presenza, un alito curato, e con un minimo di dialettica si vende un po’ di tutto. E lei pare anche notevolmente attratta dalla promozione.

tu mi porti su e poi mi lasci cadere
tu mi porti su e poi mi lasci cadere
ah che bellezza!
ah che dolore!
ah che bellezza!
ah che dolore!
ah che bellezza!
ah che dolore!
così che va la vita, così che va l’amore…

Hai sentito? E’ salita! A giudicare dalle prime impressioni lui continua a farla spostare dalla business all’economy. Infatti anche le sensazioni sono abbastanza miste. Dalle poltroncine della giusta morbidezza con le hostess/gli stewart pronti ad ogni tuo cenno, alle ginocchiate contro il sedile davanti nel pollaio dell’economy…
Ma perchè lamentarsi finchè l’aereo (e il pilota) non è questo?

Un giorno mentre tutti ci dicevano che coppia innamorata
ho visto nei tuoi gesti il sospetto di non esser ricambiato
e poi se a un certo punto ci lasciamo
tu sei qualcosa, ma io che cosa sono?
pensiero che si insinua nelle crepe anche dell’anima più pura
l’amore più bellissimo ad un tratto cede il posto alla paura
ali di cera che si sciolgono al sole,
pensieri,
parole,
ali di cera che si sciolgono al sole,
è sempre imprevedibile la rotta dell’amore e cado,
oh cado!

Ecco, Icaro… sempre in giro a rompere i maroni, lui e le sue ali di cera. Ma non si era schiantato a suo tempo? Questi qua stavano facendo il loro bel viaggetto, sembrava che le cose si stessero mettendo bene (magari quagliavano pure), e lui va a intrufolarsi, provocando turbolenze, ritardi etc. Già questa qui è paranoica, è convinta di cadere come nulla, le hostess le hanno spiegato giusto sommariamente come funziona il paracadute… Va a finire che questi due si mollano.

tu mi porti su e poi mi lasci cadere
tu mi porti su e poi mi lasci cadere
ah che bellezza!
ah che dolore!
ah che bellezza!
ah che dolore!
ah che bellezza!
ah che dolore!
è sempre imprevedibile la rotta dell’amore…

Beh signorina, prima è contenta del viaggio premio (e vorrei vedere, è gratis…), poi si lamenta di piccoli disguidi tipo il cambiamento di posti. Non ha visto il cartello “Stiamo lavorando per voi“? Beh oggi saremo anche in sciopero, però le assicuro che gli altri giorni (non tutti) lavoriamo per voi. Abbiamo cambiato rotta? Beh si è vero, abbiamo avuto qualche problemuccio, chieda al pilota…

ah che bellezza!
ah che dolore!
ah che bellezza!
ah che dolore!
ah che bellezza!
ah che dolore!
così che va la vita, così che va l’amore…

Signorina lei inizia un po’ a darmi noia, sempre le stesse cose… guardi che la faccio sbarcare eh. La segrego nella stiva assieme a 10.000 piante di baobab (vorremmo fare il remake de Gli ammutinati del Bounty ma l’albero del pane è una gran bojata). E per favore si allacci la cintura, non siamo mica a Gardaland, altrimenti col cavolo che sarei qui, passerei la giornata a fare il pirata.

tu mi porti su
e poi mi lasci cadere
tu mi porti su
e poi mi lasci cadere…
tu mi porti su
tu mi porti su
sto imparando a volare (sto imparando a volare)
sto imparando a volare (oh oh oh)
sto imparando a volare (sto imparando a volare)
tu mi porti su (sto imparando a volare)
sto imparando a volare (sto imparando a volare)

E anche lei signor bagarino. Prima la fa salire sul veivolo, poi le fa indossare il paracadute e minaccia di buttarla giù… E una volta, e due, e tre (non azzardo ma dopo dovrebbero esserci quattro e cinque). Avete un po’ rotto.
E questo qui che è convinto di volare? (Genialata di Jovanotti spacciare per collaborazione lui che si infila per urlare quattro versi, pure con una “s” più conciata della mia).
Chi è? Sarà mica l’Icaro di prima? Credevo l’avessimo rispedito al padre, tal Dedalo, ingegnere e architetto a tempo perso… L’ultima sua opera che si ricordi era una casa tanto contorta che è stato un disastro la verifica dell’abitabilità per luce e areazione… Roba da farlo radiare…

volare (volare)
volare (volare… oh oh)
volare (volare) oh oh

Momento, momento, momento, qui non sono ammessi tutti a volare (giusto Michael Jordan, Angry Birds, Titti, Mary Poppins, e pochi altri eletti). Questi due passeggeri abusivi si sono un po’ montati la testa… Al primo scalo li faccio arrestare (terroristi? Atti osceni a 1.000 piedi? Danno noia ai passeggeri? Boh devo ancora decidere la motivazione).

tu mi porti su
tu mi porti su
poi mi lasci cadere
tu mi porti su
tu mi porti su
poi mi lasci cadere
volare, oh oh
volare, oh oh
tu mi porti su.

Caro bagarino, amico mio (ormai sento di darti confidenza), dammi retta (anche una curva va bene): falla cadere, così la piantiamo con questo sali e scendi, già qua sopra stiamo stretti, e questa non fa che lamentarsi per colpa tua. O la fai cadere o scendete tutti e due.

Outside of me

Caro/a Lettore/Lettrice, hai mai avuto un momento tutto tuo al di fuori di te? Un momento in cui hai percepito te stesso/a?

No, non ho iniziato a sentire le voci (le sentivo di già, tiè).

Però per un attimo (non di più altrimenti inizio a svarionare… sì più del solito) ho pensato ai momenti di pura autocoscienza: alcuni capitano senza neppure che tu te ne accorga, anzi sono i miei preferiti.

Con gli animali uno dei test più classici per realizzare fino a che punto si rendono conto di avere coscienza di sè è metterli di fronte ad uno specchio. Via la prima reazione è la stessa di molti ominidi (non ci vuole molto ad esserlo, basta un pollice opponibile, e in omaggio ti regaleranno anche un codice fiscale…)

Uno specchio prima o poi ci troviamo in tanti a fissarlo, per darci una presentabilità, per narcisismo, per autoinsultarci, etc… Tutto sommato gli specchi sublimano un po’ il nostro egocentrismo (“Son talmente figo che non riesco a togliermi gli occhi di dosso“). Intendiamoci le applicazioni “pratiche” non mancano: es. lo specchietto retrovisore dell’auto (non quello appiccicato sul parasole però eh…); es. ho visto meccanico e idraulico usare uno specchio per osservare punti dove non riuscivano a infilare la zucca; etc. (mica tanti etc. però).

Eppure anche quando non li appendiamo in bagno/camera gli specchi ci vengono propinati nelle forme più svariate anche per strada. Occhiali a specchio, grattacieli tutti specchiati, fagioloni… Sì anche i fagioloni…

fagiolone Chicago

E ovviamente il passeggiatore (al maschile fa tutto un altro effetto rispetto al corrispettivo femminile…) non può fare a meno di cedere alla sua megalomania: “Mi faccio la foto col fagiolone. Sì ma è troppo grande, non entriamo tutti e due nella stessa foto (ecco un problema di due ego ipertrofici che si scontrano, ma in qualche modo sono attratti vicendevolmente). Peccato non si può fare la classica foto da autoscatto tipo teenager, di me semiabbracciato al fagiolone come se fossimo già sbronzi. Ideona: mi faccio la foto riflessa nel fagiolone riflettente, così siamo entrambi nella stessa foto (poi ti taggo caro amico)”.

A certi deficienti esce anche bene. Flash a parte (anche se ti racconteranno che era voluto).

fotografo del fagiolone

Ma siamo davvero sicuri che chi vedi nello specchio sia realmente tu?

In una versione curiosa di Borges le immagini dello specchio, non esistono solo in quanto riflesso, non sono un nulla, sono a loro volta realtà: un acquisto di realtà, una moltiplicazione inesauribile della realtà. Nell’opera di Borges la realtà non è mai qualcosa di dato: una cristallizzazione di eventi che si possono cogliere una volta per tutte in una funeraria e ideologica identità.

Insomma l’immagine che hai visto allo specchio prima non è sparita quando hai fatto qualche passo in là (spero che tu non ti stia autoriprendendo con una webcam, altrimenti il primato della mia megalomania comincia a vacillare). Semplicemente gioca a nascondino nell’ambiente dello specchio. Puoi e vuoi escluderlo? Onestamente non me la sento di levargli questa soddisfazione… Spera solo che non esca da quello specchio (in un racconto di qualche anno fa lessi di un’immagine che interagiva con l’ambiente “di qua”; diciamo che creava qualche problemino…).

Il Dorian Gray di Wilde (Oscarello per gli amici; avevo provato a chiamarlo Oscarino ma non era piaciuta) preferiva un dipinto per cogliere la trasfigurazione della sua anima. Pare che lo specchio fosse troppo clemente…

Ma vogliamo tornare a quando ti accorgi di te? Lo so che sei già stufo/a (poi la stufa con questo caldo, no grazie) e mi stai rispondendo: “Ma anche no!“. Per inciso grazie per essere ancora qui.

Hai mai  considerato la tua ombra?

E’ in assoluto la “cosa” più fedele che ti sia stata regalata. Ti segue da quando hai avuto luce (toh…). E’ sempre incollata ai tuoi piedi (altro che il tuo fido Bobi che caga come un leone; non astrologicamente parlando e grazie Aldo, Giovanni & Giacomo). Non sporca. Non urla. Non ti sveglia di notte. Non abbaia/latra/miagola/barrisce/nitrisce/squittisce. Non chiede nulla.

E’ lì e basta. E’ lì perfino quando non c’è luce, ti aspetta; via al massimo è in leggerissimo ritardo quando arriva la luce, giusto il tempo per il fotone di fare i suoi soliti 300.000 km/sec (senza pericoli di autovelox, queste sì che sono ingiustizie).

Ti sentiresti di dire che la tua ombra è te? Tutto sommato è la proiezione bidimensionale di te tridimensionale su uno o più piani con una scala cromatica un po’ meno variegata. Vorresti dire che non ti rappresenta adeguatamente? Io non me la prenderei con l’ombra, ma con la sua origine…

Anzi l’ombra certe volte è anche piacevole. Per svagare qualche bambino non gli hai mai fatto il gioco delle ombre cinesi? Se hai un minimo di fortuna resterà attratto dall’ombra sul muro: fanno tutti le stesse cose: il cane, l’oca, il drago, etc. mai nessuno che si avventuri in qualcosa di più intrigante tipo una pantegana che legge il giornale su una panchina di Hyde Park…

Ok, sei convinto/a che la tua ombra non ti serva. Anzi in periodi di crisi pare che la paghino pure bene. Sì perchè l’anima sono tutti un po’ restii a venderla dopo aver sentito di tal Dott. Faust (che specialità ha? Dove riceve? Ah solo su appuntamento. Ma la lista di attesa è lunga? E’ bravo? Regala le caramelle ai bambini? E gli antibiotici agli anziani?). Insomma chissenefrega di conoscere l’integrale di una funzione logaritmica, se per saperlo ti sei procurato un posto fisso alla grigliata infernale dove sarai perennemente il piatto forte…

Un po’ di meno ricordano di aver sentito parlare di Peter Schlemihl (giusto perchè sono buono…): il buon Peter cedette la sua ombra al solito compratore.

Sì, ora comprano tutti gli emiri dei petrodollari, ma fino a qualche tempo fa comprava tutto Lucifero: anime, ombre, pentole (no i coperchi no…), etc.

Qual è il prezzo della tua ombra? Non l’hai mai fissata pensando “ma quello/a sarei io”? L’ultima volta che l’ho fatto la mia ombra ha provato ad allontanarsi, ma al massimo è riuscita giusto a stiracchiarsi un po’…

Passiamo ad altre percezioni sensoriali. Ti sei mai ascoltato/a con un minimo di distacco?

Anche se è un utile esercizio per i logorroici, in parte intendo quando sarebbe bene provare ad ascoltare la propria voce (e le sconfinate vaccate che veicola) senza esserne innamorati: il vero dramma irrisolto dei logorroici; pare che non ci sia sciroppo che tenga per curare questa piaga sociale. Al massimo la panacea (temporanea) è il maldigola… Ma intendo anche quando ascolti te stesso senza rendertene conto.

Ieri mi sono clamorosamente abbioccato sul divano mentre guardavo un video. No, non era un porno, altrimenti avrei avuto anche il pop corn e la coca cola per gustarmelo appieno; era un docu-film sulla 24 ore di Le Mans, per mia fortuna condensate in circa 90 minuti di palla immensa.

Mi sono accorto di me stesso, quando nel pieno dell’abbiocco mi sono ascoltato. Ho sentito qualcuno che russava (e pure alla grande). Solo che non mi andava di aprire gli occhi per controllare se papà era venuto a farmi compagnia. Ho realizzato alla svelta: l’animale che russava della grossa ero io. Anche la tonalità era apprezzabile (con quel filino di russata roca che da tanta soddisfazione). Dovrei proprio buttarmi in politica avrei un certo talento (da anni mi chiedono di rilanciare il PdP: Partito della Pagnotta)…

Però mi sono ascoltato con tanto piacere che ho ripreso l’abbiocco, e ho apprezzato anche il dolby surround della russata, altro che ninna nanna.

Poi volendo uno potrebbe rendersi conto di se stesso, dagli odori (o dagli afrori?) emanati, dal sapore di sè (ecco ho sempre la pelle salata quando ho impeti di auto-cannibalismo), e prima di passare la discarica a blog per adulti evito quando uno tocca se stesso. Però sono quasi fatti più igienici che altro (volendo si potrebbe discutere anche del narcisismo come forma di igiene, come pure si potrebbe parlare della bontà del cinghiale marinato nella grappa).

A questo punto Caro/a Lettore/Lettrice, o mi spieghi come hai fatto ad arrivare fin qui o mi racconti come capita che ti trovi a percepire te stesso/a?

Ombra di Paolino: Sono riuscita per un attimo a staccarmi da questo invornito. Ti do un consiglio: cambia pagina senza commentare, tanto non se ne accorge che sei passato/a. Ma come hai fatto a resistere? Io lo conosco da sempre e lo sopporto a fatica…

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